Il mondo come non lo conoscevamo

Dell’11 febbraio 2011, il giorno in cui Hosni Mubarak, rais egiziano per quasi trent’anni, ha lasciato il potere e il Cairo, ricorderemo il boato di piazza Tahrir, quella gioia scoppiata tutta in un momento, incontenibile. Diciotto giorni di protesta, e alla fine i manifestanti, nonostante le botte e le delusioni, hanno ottenuto quel che volevano: il dittatore se n’è andato, come già se n’era andato quello di Tunisi, Ben Ali. Questo, per la piazza araba, è il crollo del Muro di Berlino, del mondo come è stato costruito negli anni Ottanta, quando la realpolitik accettava i regimi per garantirsi stabilità. Leggi L'esercito egiziano scioglie il Parlamento. Voci su Mubarak in coma - Leggi I manifestanti in festa vogliono capire le trame dei generali - Leggi La svolta d’Egitto - Leggi tutti gli articoli del Foglio
5 AGO 20
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Dell’11 febbraio 2011, il giorno in cui Hosni Mubarak, rais egiziano per quasi trent’anni, ha lasciato il potere e il Cairo, ricorderemo il boato di piazza Tahrir, quella gioia scoppiata tutta in un momento, incontenibile. Diciotto giorni di protesta, e alla fine i manifestanti, nonostante le botte e le delusioni, hanno ottenuto quel che volevano: il dittatore se n’è andato, come già se n’era andato quello di Tunisi, Ben Ali. Questo, per la piazza araba, è il crollo del Muro di Berlino, del mondo come è stato costruito negli anni Ottanta, quando la realpolitik accettava i regimi per garantirsi stabilità. Ora quel paradigma non esiste più, lo stanno capendo anche gli altri rais dell’area, prendendo misure preventive per evitare proteste incontrollabili.

Il mondo che sta nascendo è quello concepito dopo l’11 settembre 2001, e le pressioni dell’Amministrazione Bush per instillare la voglia di democrazia in medio oriente non sono certamente estranee a tutto quel che sta accadendo nelle ultime settimane. E’ ancora presto per parlare di libertà, dal momento che il potere, in Egitto, è passato all’esercito, non alle forze democratiche, e la transizione si presenta complessa e delicata. E’ ancora presto per esultare, perché è concreto il rischio che anche le forze islamiste vogliano approfittare del passaggio di potere per occupare un posto di rilievo in un paese da sempre considerato ostile perché troppo vicino alle istanze di Stati Uniti e Israele. Ma ora la piazza d’Egitto ha costretto alla fuga il suo dittatore, ora ha vinto la sua battaglia: la comunità internazionale deve abbandonare i tentennamenti, le incertezze, i balbettii, e non lasciarla sola.